Gambarini su Terme: azioni di responsabilità verso chi ha sbagliato.

“In questi giorni si è consumato l’epilogo del “problema Terme” con la richiesta di licenziamento per 81 dipendenti, già in gran parte in cassa integrazione da anni. E’ un autentico disastro targato Pd a tutti i livelli territoriali (Comune, Provincia e Regione Emilia Romagna) che passa quasi inosservato, visto che Fritelli e il suo assessore Canepari si permettono interventi contraddittori nel giro di pochi mesi sulla pelle di 81 lavoratori”. Francesca Gambarini, consigliere dell’Unione Terre Verdiane per Forza Italia, così commenta situazione di Terme di Salsomaggiore e Tabiano spa. Per lei “l’epilogo del licenziamento collettivo era, purtroppo, scritto da tempo per via delle vergognose politiche aziendali che Forza Italia ha più volte denunciato nelle varie sedi istituzionali”. Poi spiega: “Siamo di fronte a un’azienda che perde in alcuni anni il 30% del valore della produzione e che sta in piedi solo grazie ai soldi di una banca (che ha foraggiato le più assurde e spericolate operazioni di finanza creativa); che butta in cassa integrazione (che sa tanto di anticamera di licenziamento) decine di dipendenti; che, nonostante tutti gli aiuti pubblici, perde 2 milioni all’anno (e se conteggiassimo il personale in casa integrazione sarebbero 4 all’anno); che devasta la capacità di ottenere ricavi per fare solo azioni di restyling finanziario sulla pelle dei lavoratori; che ha dilapidato un patrimonio enorme con operazioni discutibili, come il leasing del Valentini”. “Purtroppo, un’azienda gestita in questo modo ha poche se non nulle possibilità di sopravvivenza. La cosa ridicola e grottesca è che in questo panorama disastrato, ci tocca sentire il sindaco e il neo presidente che dichiarano la stretta sugli incarichi esterni  quando tutti sanno che l’ex responsabile degli acquisti e l’ex direttore sanitario sono usciti dalla porta dell’azienda da pensionati per rientrarvi il giorno dopo come collaboratori ben pagati. Incarichi per cui sempre si trovano soldi, anche quando magari si pagano solo metà spettanze ai dipendenti. Ed in tutto questo scenario coloro che hanno causato il disastro o l’hanno vertiginosamente velocizzato, come il famoso gruppo dei modenesi e altri, se ne stanno tranquilli, dato che nessuno chiederà loro conto. Esattamente come l’assessore alle Partecipate Canepari che ai tempi di Tedeschi faceva il difensore di questi super manager. Oggi scopriamo che su 220 dipendenti ci sono 81 esuberi. E questi ci vogliono far credere che quando il 36% della forza lavoro è un esubero, non si sta procedendo alla liquidazione dell’azienda, ma al suo rilancio. A Fidenza c’è la leggenda dell’asino che vola. A Salso da oggi c’è quella dell’asino che vota”.