Terme, Foti (FdI): “Dubbi sull’affitto dei rami d’azienda”

Al Signor Presidente
dell’Assemblea Legislativa della
Regione Emilia-Romagna
SEDE

INTERROGAZIONE DI ATTUALITÀ A RISPOSTA IMMEDIATA ex articolo 114 Regolamento interno dell’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna
Per sapere, premesso che:-

le terme di Salsomaggiore (Parma) rappresentano una delle più importanti aziende termali italiane, famose per le acque salsobromoiodiche, tra le più ricche di sali minerali conosciute in natura. Il complesso termale vanta al suo interno due officine di produzione autorizzate dal Ministero della salute: una farmaceutica per la produzione di specialità medicinali e l’altra cosmetica in cui si realizza la linea dermocosmetica termale. In località Tabiano, frazione del Comune di Salmaggiore, è situato un altro complesso specializzato nel trattamento termale delle vie aeree, che rappresenta la prima stazione termale in Italia per numero di cure inalatorie;

ai sensi dell’articolo 22 della legge n. 59 del 1997 e successive modifiche ed integrazioni, tutte le terme italiane gestite dall’allora Ente autonomo per la gestione delle aziende termali (EAGAT) venivano cedute – a titolo non oneroso – a Regioni, Province e Comuni;

la legge regionale n. 8 del 4 maggio 1999 autorizzava quindi, tra l’altro, la Regione Emilia-Romagna a partecipare – ai sensi dell’articolo 47 dello Statuto regionale – alla società per azioni “Terme di Salsomaggiore s.p.a.” con sede a Salsomaggiore Terme (Parma), avente per oggetto la valorizzazione e lo sfruttamento di acque termali, attività accessorie e complementari nonché la gestione di esercizi pubblici di cura, turistici, ricreativi alberghieri, già di proprietà del Ministero del Tesoro. La partecipazione nella detta società era limitata alla quota di capitale sociale trasferito alla Regione – a titolo gratuito – dal Ministero del Tesoro (ai sensi dell’articolo 22 della legge 15 marzo 1997, n. 59 come modificato dall’articolo 7 della legge 15 maggio 1997, n. 127) e – ai sensi dell’articolo 4 della legge regionale n.8/1999 – la Regione veniva autorizzata a cedere a titolo gratuito alla Provincia di Parma il 50% delle partecipazioni azionarie del capitale sociale della società Terme di Salsomaggiore s.p.a.

per realizzare il piano di rilancio delle terme di Salsomaggiore, subordinato alla approvazione del Ministero del Tesoro, la Regione veniva autorizzata (ex articolo 5 della legge regionale n. 8/1999) ad effettuare un versamento in conto capitale alle Società Terme di Salsomaggiore s.p.a. nella misura massima di lire 1.000.000.000;
nel corso del 2008 veniva approvato ed attuato il piano industriale che prevedeva l’unione delle due aziende termali, la qual cosa comportava la fusione per incorporazione delle Terme di Tabiano s.p.a. in Terme di Salsomaggiore s.p.a. L’articolo 41 della Legge Regionale 30 giugno 2008, n. 10, autorizzava quindi – per il perseguimento delle finalità di cui alla legge regionale 4 maggio 1999, n. 8 – la partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla società risultante dalla fusione per incorporazione della società Terme di Tabiano SpA nella partecipata società Terme di Salsomaggiore SpA, ferme restando le condizioni di partecipazione di cui alla predetta legge n. 8/1999. Il presidente della Giunta regionale veniva autorizzato a compiere tutti gli atti necessari alla realizzazione della fusione;

con delibera n.121 del 12 novembre 2009 la Giunta Comunale di Salsomaggiore conferiva al sindaco specifico mandato con l’obiettivo di perfezionare, in stretto rapporto con i rappresentanti legali della Provincia di Parma e della Regione Emilia-Romagna, lo strumento individuato nel “contratto di leasing” che, sotto il profilo tecnico-amministrativo, potesse fornire le specifiche garanzie a supporto dell’operazione realizzata dalla società Terme di Salsomaggiore e di Tabiano s.p.a. – per il tramite della società controllata Compagnia delle Terme S.r.l. – anche attraverso la sottoscrizione di specifici impegni che, in via solidale, tra loro obbligavano le parti coinvolte nell’operazione medesima.
Detta delibera era prodromica alla stipula da parte di Terme di Salsomaggiore e Tabiano s.p.a. di un contratto di leasing con quattro istituti di credito;

quanto alla sopracitata delibera della Giunta Comunale 121/2009, giova evidenziare che:

a) con la lettera di patronage “forte” si genera un’obbligazione negoziale, assunta in proprio dal patronnant ed avente per oggetto un facere avente natura contrattuale e con finalità di garanzia. Tale lettera espone il sottoscrittore al rischio di escussione in caso di insolvenza della società debitrice;
b) alla lettera di patronage “forte”, si applica l’articolo 207 del Testo Unico sugli Enti Locali (Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per la Lombardia n. 408/2012) che comporta la competenza del Consiglio alla deliberazione ed al concorso degli interessi annuali relativi alle operazioni di indebitamento garantite alla formazione del limite di cui al comma 1 dell’articolo 204 del Testo Unico sugli Enti Locali. Gli interessi annuali dei debiti garantiti con fideiussioni non possono inoltre superare un quinto di tale limite;

con riferimento alla lettera di patronage forte di cui sopra, rispondendo all’interrogazione n. 4639 (IX Legislatura) l’assessore Maurizio Melucci scriveva “…è fondamentale sottolineare che il bilancio regionale, sin dal momento del perfezionamento della suddetta operazione, ha sempre offerto adeguata copertura, presentando peraltro capienza non solo per la quota di spettanza del socio Regione Emilia-Romagna, ma per l’intero ammontare dell’operazione.”. Di contro, nella “Memoria del 23 ottobre 2014 del Procuratore Regionale rappresentante il Pubblico Ministero presso la Corte dei conti nel giudizio di parificazione del Rendiconto della Regione Emilia Romagna per l’esercizio finanziario 2013”, al capitolo “Le garanzie prestate a favore di terzi” si legge:” Dall’accertamento istruttorio sulla sussistenza di garanzie prestate in favore di terzi, è emersa la sottoscrizione in data 12 novembre 2009 della lettera di patronage in favore della società partecipata “Terme di Salsomaggiore e di Tabiano spa”, la quale non ha finora ricevuto un’adeguata e più appropriata rappresentazione contabile nei dati di bilancio.”;
giova ricordare che la predetta locazione finanziaria – deliberata all’unanimità dall’assemblea degli azionisti della società – aveva l’obiettivo di reperire le fonti di finanziamento necessarie alla copertura degli investimenti effettuati da Terme di Salsomaggiore e Tabiano S.p.a. nel biennio 2008-2009 (ristrutturazione integrale dell’albergo Valentini e realizzazione del nuovo centro benessere);

risulta, altresì, la stipula da parte di Terme di Salsomaggiore e Tabiano S.p.a. di due contratti di finanza derivata con il Gruppo Cariparma Credit Agricole: l’uno del tipo IRO di valore iniziale pari ad euro 4.351.782,00 (in scadenza il 4 aprile 2016), l’altro del tipo IRS di valore iniziale pari ad euro 3.000.000,00 (in scadenza il 29 settembre 2017);

nel mese di settembre 2010 veniva avviato l’iter di privatizzazione della società che qui interessa avente per oggetto, oltre all’offerta complessiva del pacchetto terme, anche i singoli rami di azienda: il primo relativo alle terme di Salsomaggiore, i relativi prodotti e la casa di cura “Villa Igea”; il secondo, riguardante le terme di Tabiano e i relativi prodotti; il terzo avente ad oggetto gli alberghi (Porro e Valentini) e l’ultimo relativo all’area benessere (il Berzieri);

come risulta anche da notizie di stampa, nel mese di luglio del 2011 l’assemblea dei soci deliberava la cessazione dell’iter di privatizzazione, dando mandato al Presidente di procedere ad un risanamento della società, stante l’ingente deficit di bilancio riscontrato nell’ultimo esercizio;

in occasione del referto sulla gestione finanziaria per il 2011 (Delibera n.456/2012/FRG), a fronte di una ricapitalizzazione per 1,99 milioni di euro di Terme di Salsomaggiore e Tabiano S.p.a. – autorizzata con legge regionale 23 luglio 2010, n. 7, al fine di contribuire alla realizzazione del piano di investimenti – la Corte dei Conti segnalava alla Regione Emilia-Romagna la necessità di valutare, con la massima cautela, il mantenimento della partecipazione in società che, come quella in esame, registravano perdite da più di tre esercizi consecutivi. Al riguardo, si evidenzia che la Regione Emilia-Romagna partecipa al capitale sociale delle società Terme di Salsomaggiore e di Tabiano S.p.A. con una quota pari al 23,43%, del valore nominale di € 5.998.410,00, mentre le restanti partecipazioni del capitale sociale sono detenute dal Comune di Salsomaggiore Terme per il 60,96% e dalla Provincia di Parma per il restante 15,62%;

nella delibera del Consiglio comunale di Salsomaggiore Terme n. 1 del 09.01.2014, si legge:“…gli Azionisti sono consapevoli della radicata situazione di crisi della Società, evidenziata dalla pluriennale riduzione del fatturato e del numero dei clienti; della sostanziale inefficacia degli investimenti sostenuti negli anni 2008-2009; delle perdite di esercizio intervenute costantemente dall’anno 2004 in poi ed, inoltre, dell’insufficienza strutturale dell’attuale flusso di autofinanziamento rispetto al fabbisogno necessario per il servizio del debito in linea capitale.”;

nel corso della detta seduta di Consiglio comunale, giusto il resoconto stenografico della stessa, il Direttore operativo della società termale affermava testualmente:” Il tentativo di diversificazione non è riuscito, e le attività sulle quali si è investito, sono quelle che hanno prodotto successivamente risultati economici assolutamente insufficienti. Tali risultati dimostrano il fallimento delle politiche gestionali che hanno riposizionato l’azienda in settori che non erano quelli sui quali si sarebbe dovuto investire.”;
dette valutazioni dell’azionista di maggioranza – tale è il Comune di Salsomaggiore – e del direttore operativo della società termale, contrastavano del tutto con quanto sostenuto dall’assessore regionale Maurizio Meluzzi che, sempre in risposta all’interrogazione n. 4639, affermava: “…Tale rinnovata linea di gestione della società, volta da un lato al risanamento della situazione aziendale e dall’altra al rilancio del business, ha avuto esiti apprezzabili, come dimostrato dalla generazione di margine operativo lordo costantemente positivo ed in crescita e dalla riduzione dell’indebitamento complessivo.”;

con verbale n. 2 del 24 gennaio 2014 il Collegio dei Revisori dei conti del Comune di Salsomaggiore Terme evidenziava a quest’ultimo l’utilità di valutare azioni sociali di responsabilità ex art 2393 del Codice civile nei confronti degli amministratori nominati dai soci pubblici nell’ultimo quinquennio, in relazione ad un probabile danno patrimoniale derivante dalla perdita di valore della partecipata che nel periodo 2009-2012 ammonterebbe ad euro 14.836.363. Gli stessi revisori segnalavano alla Procura della Corte dei Conti sia il danno al valore della partecipazione sia il danno all’immagine in riferimento al conto del patrimonio del comune stesso;

con delibera n. 22 del 29 maggio 2014 il Consiglio comunale di Salsomaggiore Terme prendeva atto delle prescrizioni (inserite nel verbale n. 8 del 28/04/2014 del Collegio dei Revisori) relative:

• alla svalutazione del valore iscritto in inventario della azienda controllata Terme di Salsomaggiore e Tabiano S.p.a. – con riferimento alla data del 31/12/2012 (ultimo bilancio disponibile) – pari ad euro 3.276.939,72;

• all’iscrizione nei conti d’ordine del Conto del Patrimonio dell’impegno residuo al 31/12/2012 derivante dalla lettera di patronage “forte” rilasciata a favore della società controllata Terme di Salsomaggiore e Tabiano s.p.a. per il contratto di leasing dell’Albergo Valentini, alla voce “conferimenti in aziende speciali” per euro 8.148.814,03;

con deliberazione n. 920 del 23 giugno 2014 la Giunta Regionale prendeva atto delle risultati di bilancio di Terme di Salsomaggiore e Tabiano S.p.a. ed in particolare:

a) della perdita di 2.428.299,00 euro registrata nell’esercizio 2013;
b) della perdita di 2.380.041,00 euro registrata nell’esercizio 2012;
c) della perdita di 3.202.487,00 euro registrata nell’esercizio 2011;

con la predetta deliberazione, la giunta Regionale prendeva altresì atto che con l’approvazione del bilancio 2013, come detto in perdita, si verificavano le condizioni di cui all’articolo 1, comma 552, della Legge n. 147/2013, e – conseguentemente – deliberava che, in sede di bilancio di previsione, avrebbe provveduto all’eventuale accantonamento di una somma, in un fondo vincolato, determinata in percentuale alla quota posseduta e in conformità ai meccanismi previsti dal sopra citato comma;

con deliberazione n.1107 del 14 luglio 2014 la Giunta Regionale emanava disposizioni volte all’istituzione di una apposita struttura amministrativa dedicata al controllo del sistema delle partecipazioni azionarie, la quale perfezionava il modello del gruppo di lavoro inter-direzionale, operante dal 2013, che già aveva consentito di individuare alcune partecipazioni di capitale, non necessarie al perseguimento delle finalità istituzionali (Società infrastrutture fluviali srl e SCIP srl);

nelle “Considerazioni conclusive sulla legittimità e regolarità della gestione della Regione Emilia-Romagna nell’esercizio 2013″ della Corte dei Conti si legge testualmente:”…….17.3.
Tra le società partecipate che continuano a registrare rilevanti perdite di esercizio si ritiene doveroso segnalare nuovamente la ‘Terme di Salsomaggiore e di Tabiano s.p.a’, invitando l’Amministrazione a valutare le azioni da intraprendere alla luce del principio di buon andamento di cui all’articolo 97 della Costituzione e dei criteri che da esso discendono di efficienza, economicità, ed efficacia che devono connotare anche la gestione di organismi partecipati dalla Regione.”;

con deliberazione n. 2000 del 22 dicembre 2014 la Giunta Regionale, preso atto delle indicazioni contenute nel parere pro veritate reso in data 17 dicembre 2014 dagli avvocati Caia e Mastragostino, deliberava di procedere con i necessari approfondimenti al fine di addivenire alla razionalizzazione della partecipazione della Regione nella società Terme di Salsomaggiore e Tabiano Spa;

l’articolo 1, comma 611, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190, prevedeva che le regioni a decorrere dal 1º gennaio 2015, avviassero un processo di razionalizzazione delle società e delle partecipazioni societarie direttamente o indirettamente possedute, in modo da conseguire la riduzione delle stesse entro il 31 dicembre 2015, tenendo conto di alcuni criteri specificatamente indicati. Il successivo comma 612 prevedeva che i presidenti delle regioni definissero e approvassero – entro il 31 marzo 2015 – un piano operativo di razionalizzazione delle società e delle partecipazioni societarie direttamente o indirettamente possedute, le modalità e i tempi di attuazione, nonché l’esposizione in dettaglio dei risparmi da conseguire. Tale piano, corredato di un’apposita relazione tecnica, dovrà essere trasmesso alla competente sezione regionale di controllo della Corte dei conti e pubblicato nel sito internet istituzionale della Regione;

nell’assemblea della società del 20 febbraio 2015, veniva esaminata la richiesta di autorizzazione da parte del Consiglio di amministrazione di Terme di Salsomaggiore e di Tabiano S.p.a. – a norma degli articoli 7 e 26 dello Statuto – a stipulare uno o più contratti di affitto relativi ai diversi complessi aziendali, con l’esclusione specifica delle attività inerenti all’estrazione dell’acqua termale di Salsomaggiore;

con delibera n. 194 del 27 febbraio 2015 la Giunta Regionale deliberava, in merito alla predetta richiesta del Consiglio di amministrazione, di approvare il seguente indirizzo: ” si autorizza il Consiglio di amministrazione a stipulare uno o più contratti di affitto relativi ai diversi complessi aziendali, con l’esclusione specifica delle attività inerenti all’estrazione dell’acqua termale di Salsomaggiore, nel rispetto dei criteri che seguono:
a) garantire la continuità aziendale delle diverse attività con specifico riferimento all’impegno a garantire senza soluzione di continuità l’imminente stagione termale, imponendo una durata dell’affitto superiore ai 12 mesi;
b) corresponsione di un adeguato canone di affitto, coerente al mantenimento della struttura amministrativa e del personale necessario a garantire le attività estrattive del- l’acqua termale di Salsomaggiore, necessarie anche alle attività in ambito termale degli altri soggetti del territorio;
c) un adeguato mantenimento dei livelli occupazionali, per quanto coerente alle effettive necessità di offerta di lavoro, con la previsione della prelazione del posto di lavoro a favore del personale attualmente occupato presso la società a parità di funzioni;
d) impegno degli eventuali affittuari a presentare proposta irrevocabile di acquisto relativamente ai rami d’azienda oggetto del/dei contratti, intendendosi pertanto i predetti contratti di affitto strumenti prodromici ad una successiva cessione a titolo definitivo dei rami d’azienda.”;

il contenuto della predetta delibera lascia quanto meno perplessi solo che si valutino i contenuti del tutto discrezionali o, per meglio dire, arbitrari delle iniziative autorizzate. In particolare, per quanto riguarda l’affitto dei rami d’azienda sopra ipotizzati, la Giunta Regionale esprime il proprio assenso purché – tra l’altro – vi sia “la corresponsione di un canone adeguato”, “un adeguato livello dei livelli occupazionali”, lo “impegno degli eventuali affittuari a presentare proposta irrevocabile d’acquisto relativamente ai rami d’azienda oggetto del/dei contratti”.
Al riguardo si evidenzia che:
a) la “corresponsione di un adeguato canone d’affitto” prescinde innanzitutto da una preventiva quantificazione, da parte dei soci di Terme di Salsomaggiore e Tabiano S.p.a., dell’importo preteso a titolo di canone. Inoltre, la Giunta Regionale non pare preoccuparsi in alcun modo di pretendere adeguate garanzie da parte del/dei soggetti che affitteranno i rami d’azienda, quali – ad esempio – il deposito cauzionale. A tacere del fatto che, pur essendo chiari e noti i motivi per provvedere con urgenza all’affitto del/dei rami d’azienda, appare sconcertante che la Giunta Regionale abbia avvallato la richiesta degli amministratori della società di non dare luogo ad alcuna forma di evidenzia pubblica che, se non altro in linea teorica, avrebbe potuto determinare la presentazione di una pluralità di offerte e, quindi, una comparazione delle stesse;
b) lo “adeguato mantenimento dei livelli occupazionali” appare criterio del tutto astratto, atteso che nessun nuovo piano industriale risulta essere stato presentato e/o approvato e, quindi, non risulta essere stata fatta alcuna puntuale verifica delle risorse umane necessarie per lo svolgimento dell’attività oggetto d’affitto;
c) lo “impegno degli eventuali affittuari a presentare proposta irrevocabile d’acquisto relativamente ai rami d’azienda oggetto del/dei contratti” è, senza ombra di dubbio, il criterio più censurabile tra quelli condivisi dalla Giunta Regionale. In buona sostanza, in ragione del predetto impegno, la cessione del/dei rami d’azienda non verrà preceduta da procedura di evidenza pubblica che avrebbe comunque potuto garantire l’affittuario, se si fosse riconosciuto a quest’ultimo un diritto di prelazione;

le procedure di evidenza pubblica nel caso di affitto – anche temporaneo – di ramo d’azienda non rappresentano certo, anche per il settore termale, un’eccezione ma la regola. Al riguardo sarà solo qui il caso di richiamare all’attenzione della Giunta Regionale il bando riguardante il contratto d’affitto d’azienda delle Terme di Agnano S.pa., quello relativo alla cessione di ramo d’azienda della società Terme di Equi S.pa., quello relativo alle Terme di Petriolo Sp.a. E così si potrebbe continuare. Ma qualcosa, sulla necessità di ricorrere ad una procedura ad evidenza pubblica, avrebbero dovuto anche suggerire alla Giunta Regionale – da una parte – le disposizioni di cui al Regio Decreto 23 maggio 1924, n. 827, e – dall’altra – la delibera n. 1181 del 21 luglio 2014 della Giunta regionale. Con detto atto, infatti, volto a confermare il commissario straordinario per la temporale gestione del “Consorzio Centro Termale Il Baistrocchi” di Salsomaggiore, la Giunta Regionale invitava quest’ultimo a verificare la possibilità di scioglimento del Consorzio “previa alienazione del patrimonio complessivo a soggetti terzi da individuarsi attraverso la procedura di evidenza pubblica.” La qual cosa puntualmente si verificava come risulta dall’avviso di asta pubblica per l’alienazione del centro termale “Il Baistrocchi” del 31 gennaio 2015;

se ciò non bastasse, sarà qui il caso di ricordare che dall’ 1 Luglio nel 1998 la gestione delle Terme di Castrocaro risultava affidata, con bando pubblico, alla Salsubium Spa che ha tuttora in essere un contratto di gestione con scadenza 31 dicembre 2023;
la Giunta Regionale con delibera n. 361 del 2 aprile 2013 approvava lo schema di protocollo d’intesa tra la regione, la provincia di Forlì-Cesena e il comune di Castrocaro Terme e Terra del Sole, volto a delineare un percorso unitario di dismissione delle partecipazioni dagli stessi detenute in Terme di Castrocaro S.p.a. E’ di questi giorni la notizia dalla quale risulta che per la cessione delle quote dei soci pubblici di Terme di Castrocaro S.p.a. e’ stato individuato un professionista con il compito di stimare il valore della partecipazione azionari e di predisporre il bando di gara europeo per la sua alienazione;

l’affitto del/dei rami d’azienda di Terme Salsomaggiore e Tabiano S.p.a. dovesse, invece, rimanere contratto riservato a poche, meglio dire pochissime, persone – resta da vedere come, da chi e perché così individuate – lo confermano alcuni articoli di stampa:

– alla Gazzetta di Parma (3 marzo 2015 – pagina 21) il sindaco di Salsomaggiore e Presidente della Provincia, insomma il super azionista delle Terme di Salsomaggiore e di Tabiano S.p.a., dichiara:” Dopo i passaggi nei consigli comunale e provinciale anche la Giunta regionale ha approvato il mandato ai legali rappresentanti dell’azienda termale per stipulare i contratti d’affitto di rami della società agli investitori privati. Entro questa settimana scioglieremo tutte le riserve e arriveremo alla firma dei contratti per gli asset dell’azienda che abbiamo stabilito di concedere in locazione. Firmati i contratti daremo corso a tutti i passaggi di legge per arrivare, a fine mese, ad aprire regolarmente la stagione termale a Salso e a Tabiano.”;

– sulla Gazzetta di Parma (12 marzo 2015 – pagina 30 ) si legge: “Si chiama Tst Srl, la società appena costituita e che dalla prossima settimana dovrebbe prendere in affitto i rami d’azienda di Terme di Salsomaggiore e Tabiano Spa. La nuova società, ha riferito ieri al tavolo istituzionale il presidente di Terme Massimo Garibaldi, vede come maggiori investitori …………… e il Consorzio di T., oltre ad altri imprenditori privati.”. Il sindaco-presidente-super azionista di Terme di Salsomaggiore e Tabiano S.p.a. dichiara: “Aver spostato le trattative su un nuovo scenario ossia sull’affitto dei rami d’azienda, rappresenta un’opportunità per Salsomaggiore, dal momento che si potrà contare su investitori che immetteranno capitali per gestire l’azienda e riqualificarla.” L’assessore regionale Corsini, prosegue: “Noi enti pubblici abbiamo l’obbligo, con le nuove norme, di uscire dalle partecipate e questo è il nostro obiettivo, dal momento che entro il 31 marzo dovremo presentare alla Corte dei Conti il piano di razionalizzazione. Per questo diventa fondamentale il ruolo degli investitori privati.”. Il presidente della società Massimo Garibaldi conclude: “Il contratto d’affitto sarà condizionato dal rapporto con i sindacati e per questo domani (oggi per chi legge, ndr) i rappresentanti della nuova società incontreranno le parti sociali.”. Infine la conclusione dell’autore del richiamato articolo: ” Dunque, se nulla osta, la prossima settimana sarà siglato il contratto d’affitto dei rami d’azienda di Terme Spa, con la durata di tre anni e l’impegno, da parte dei locatari, di presentare un’offerta irrevocabile d’acquisto entro 15 mesi dalla presa in gestione”;

– alla Gazzetta di Parma (16 marzo 2015 – pagina 19) il sindaco-presidente-super azionista di Terme di Salsomaggiore e Tabiano S.p.a. dichiara: “Gli imprenditori porteranno capitale ma, soprattutto, professionalità e capacità manageriale, di cui l’azienda ha davvero grande bisogno.». Aggiunge l’autore dell’articolo: “Alla prima fase dell’affitto, seguirà la proposta di acquisto, da parte della società Tst, degli asset di Terme Spa, una volta che gli investitori avranno individuato su quali binari si svilupperanno le diverse attività aziendali…”
con riferimento alla più volte citata – da parte dei soci e degli amministratori di Terme di Salsomaggiore e Tabiano S.pa. – società T.S.T. S.r.l., ha verificato l’interrogante che effettivamente una società con detta denominazione risulta costituita il 4 marzo 2015, con sede legale in Piacenza, in Piazza Cavalli 68, iscritta al registro delle Imprese di Piacenza il 13 marzo 2015, avente per oggetto sociale l’attività di “prestazione di servizi consistente nell’organizzazione di tutti i mezzi e di tutte le strutture, anche umane, destinare all’esercizio, da parte di persone regolarmente abilitate, delle professioni parasanitarie nell’ambito delle prestazioni infermieristiche, di rieducazione fisica di soggetti che abbiano subito traumi ortopedici o chirurgici, di riabilitazione, di interventi di fisiochinesi terapia o di altre terapie legate a tecniche di massaggio fisico o mediante l’impiego e l’ausilio di apparecchiature elettromedicali. Alla società resta interdetto l’esercizio in proprio di ogni attività medico-chirurgica e dell’attività professionale infermieristica e di riabilitazione, e di qualsiasi altra -attività comunque riferibile alla esecuzione di prestazioni medico-sanitarie, medico-assistenziale e paramedica che si intende riservata e che, pertanto, potrà e dovrà essere personalmente svolta da coloro che, a norma delle vigenti Leggi, siano legalmente abilitati ed iscritti nell’apposito albo professionale…”. Il capitale sociale di T.S.T. S.r.l. e’ di dieci euro interamente versato nella quota di cinque euro a testa da parte dei due soci;
se alla luce dei fatti esposti non ritiene gravemente lesiva per gli interessi dell’azionista regione Emilia-Romagna l’individuazione – per come “privatamente” effettuata – degli ipotizzati affittuari del ramo/dei rami d’azienda della società Terme di Salsomaggiore e Tabiano S.p.a., anche in considerazione del fatto che l’alienazione futura degli stessi non sarà parimenti preceduta da alcuna procedura di evidenza pubblica, con ulteriore evidente danno – rilevante sotto più profili – per la società stessa.

Tommaso Foti

 

Affittare rami di un’azienda pubblica senza gara è corretto?

Non si capisce che cosa abbia da stare allegro Fritelli circa la situazione tragica di Terme. Intanto perché sulla procedura messa in campo di questa affittanza fai da te ci sono grossi dubbi di legittimità dato che stiamo parlando di una azienda pubblica per privatizzare la quale, per ben due volte, si è ricorsi, correttamente a bandi ad evidenza pubblica. Inoltre è bene anche ricordare che, non più tardi di un anno e mezzo fa, lo stesso Fritelli, col neo direttore generale da lui nominato e pagato fior di quattrini, con il dott. Baldi avevano scelto un altra strada, che si è rivelata inutile e dispendiosa. Di tentare di far pagare a chi ha distrutto scientificamente l’azienda neanche a parlarne, insomma, un bel due anni buttati al vento e una bella falcidie sociale di lavoratori alle porte. L’unica cosa di per Fritelli deve essere allegro è che a Salso non esiste l’opposizione. Pensare che un’azienda che perde 4 milioni l’anno intera, affittata (e a quali professionalità!) per rami possa guadagnare è semplicemente ridicolo. Ma evidentemente Fritelli, preso da mania competitiva, doveva spararla più grossa di Renzi. E con l’affitto dei rami di terme c’è riuscito. Peccato che i lavoratori e la città non ridano più da un bel pezzo.

Francesca Gambarini

Consigliere Forza Italia in Unione Terre Verdiane

Terme, Bignami (FI): “Dubbi di legittimità su affitto rami d’azienda”

La decisione della Giunta regionale di autorizzare il consiglio di amministrazione di Terme di Salsomaggiore e Tabiano spa a procedere all’affitto di rami d’azienda è al centro di un’interrogazione presentata da Galeazzo Bignami (Fi).

La Società, spiega il consigliere, “è in una situazione di grave e protratta difficoltà” e “il consiglio di amministrazione ha fatto richiesta ai soci di poter procedere ad affitti di rami aziendali”. La Regione, che partecipa al capitale sociale con una quota pari al 23,43% delle azioni, ha avallato la richiesta, ma “non ha menzionato la necessità di attivare procedure di evidenza pubblica, dato che l’azienda è totalmente partecipata da soggetti pubblici, vale a dire, oltre alla Regione, il Comune di Salsomaggiore e la Provincia di Parma”.

Bignami, pertanto, chiede alla Giunta “se ritiene corretta la stipula di contratti di affitto di rami aziendali – finalizzati, tra l’altro, alla cessione a titolo definitivo agli affittuari, trascorso un periodo di 46 mesi – di una società a totale partecipazione pubblica senza procedure di evidenza pubblica” e “se non ritiene che questo modo di procedere possa danneggiare Terme spa e aprire il fronte a contenziosi”.

Il Baistrocchi è l’unica realtà termale viva di Salso

Il consigliere Fellini, che è stato – senza essere eletto – sia assessore del Comune di Salso con il Sindaco Tedeschi, che assessore provinciale con il Presidente Bernazzoli, dovrebbe sapere bene che i guai di Terme sono iniziati tanti anni fa e che la situazione è gravemente peggiorata durante la fantastica e progressista amministrazione Tedeschi. Quindi risponda nel merito delle questioni che ho sollevato anche se non c’è da stupirsi che uno come Fellini, che ha ancora il coraggio di dirsi comunista al giorno d’oggi, cerchi di nascondere le sue colpe parlando d’altro. La situazione attuale di Terme è fallimentare e i soci pubblici Comune, Provincia e Regione (tutti a guida Pd) lasciano , a dimostrazione del totale disimpegno della proprietà, tutto in mano all’amministratore unico. Eviti poi, Fellini, di infangare l’unica realtà termale ancora attiva : il Baistrocchi , nonostante gli innumerevoli attacchi interessati di ex consiglieri provinciali e di alcuni poteri pseudo forti, continua a vivere e a dare occupazione forse proprio perchè personaggi come il compagno Fellini non se ne sono occupati. Ma lo strabismo del nostro è evidente: dove era lui quando l’azienda termale è stata gestita ed ha ricevuto il colpo di grazia dal famoso clan dei modenesi sulle cui gesta abbiamo abbondantemente detto? Inutile ricordare come da pluri assessore Fellini abbia quindi legittimato chi depauperava Terme di quel poco che rimaneva. Per quanto riguarda le inchieste di Parma o le indagini sul Baistrocchi è bene che Fellini inizi a gigioneggiare meno pensando al caso Di Vittorio e alle parole del Presidente di Terme nell’ultimo Consiglio comunale in cui parlava di vari accessi della finanza ai libri contabili dell’azienda. Sappiamo bene che la magistratura è strabica , ma purtroppo per lui non è cieca. Da ultimo ha ragione Fellini nel dire che noi mandiamo a casa i Sindaci: lo facciamo quando non mantengono gli impegni elettorali presi coi cittadini perchè noi, al contrario suo e dei suoi compagni, non siamo disposti a tutto pur di rimanere attaccati alla poltrona!

Francesca Gambarini

Consigliere Forza Italia in Unione Terre Verdiane

Terme, Fritelli segue la disgraziata via dei predecessori

Occorre, purtroppo, intervenire sull’ultimo dibattito – tenutosi in Consiglio comunale a Salsomaggiore – sulle Terme per chiarire alcuni punti che evidenziano come l’amministrazione del finto nuovista renziano Fritelli stia perseguendo le solite disgraziate vie dei suoi predecessori con il disastro prodotto che è sotto gli occhi di tutti. Occorre intervenire causa anche l’inadeguatezza manifesta delle opposizioni in Consiglio: il centrodestra, sull’argomento, inconsistente o non pevenuto; Fellini nella difficile condizione di oppositore ora, ma autore e responsabile del sacco di Terme in passato, come assessore della giunta Tedeschi prima e assessore della giunta Bernazzoli poi. Se in Consiglio ci fosse l’opposizione di Forza Italia di un tempo, Fritelli sarebbe già a casa. Sperare, infatti, che la salvezza arrivi da un fantomatico decreto di deroga del Governo, che nasconda le vergogna di Terme, è semplicemente ridicolo, se non clientelare. Rallegrarsi, come fa Fritelli, che, grazie al fatto che l’Inps chiude gli occhi da 4 anni sulla cassa integrazione in deroga di Terme, Terme abbia risparmiato 8 milioni di euro, significa dichiarare, espressis verbis, che si è scaricato sulla collettività il peso dei dipendenti delle Terme, cosa di cui non bisognerebbe andar fieri. Circa le spese legali del contenzioso Baistrocchi –  Terme bisogna che questi soggetti strani si ficchino in testa che: primo, il Baistrocchi ha vinto la causa; secondo, senza quella vittoria il Baistrocchi non avrebbe potuto crescere dato l’abuso di posizione dominante di Terme accertato dal tribunale; terzo: l’accordo transattivo tra le parti siglato 2 anni fa senza ragioni logiche giuridiche (e vero motivo per cui il Baistrocchi è stato commissariato) ha messo in condizione ancora una volta Terme di assicurarsi una rendita parassitaria e immeritata sull’unica realtà termale ancora attiva, senza per questo risolvere alcun problema di Terme, ma mettendo a rischio l’esistenza stessa dell’Istituto. Tutto per coprire i disastri degli amici amministratori di Terme. Ricordiamo poi per inciso che mentre il Baistrocchi è strangolato da Terme, Terme non paga quasi 2 milioni di euro al Comune (leggi: collettività) per l’utilizzo delle fonti di Tabiano. Questo alla faccia della collaborazione Terme, Baistrocchi e Comune, dove l’unico che lavora è il Baistrocchi e gli altri speculano sul suo sangue. Infine, coi numeri da disastro aziendale sciorinati in Consiglio, c’è da chiedersi come mai la Procura della Repubblica e la Corte dei Conti continuino a far finta di niente. In definitiva siamo in Emilia Romagna, dove il soccorso rosso ha tante diverse facce. E noi paghiamo.

Francesca Gambarini

Consigliere Forza Italia in Unione Terre Verdiane

Una proposta per le Terme

Riorganizzare le partecipate, recuperando così risorse per fare investimenti, è la prima cosa da fare per rilanciare l’economia. Lo ha detto anche la Corte dei conti regionale. Ieri ho affrontato, insieme al giornalista Davide Giacalone, questo tema a Salsomaggiore nel corso di un incontro organizzato dall’associazione ControCorrente all’hotel Casa Romagnosi. Le Terme di Salso e Tabiano sono state giudicate dalla Corte dei conti la peggior partecipata della Regione, insieme alle Fiere di Parma. Le Terme sono di proprietà di Regione e Provincia (da sempre gestite dalla sinistra) e del Comune (quasi sempre gestito dalla sinistra). Sono, purtroppo, l’emblema di una politica fallimentare. Non si è capito il valore delle acque e siamo rimasti indietro. La conseguenza sono 81 lavoratori che rischiano seriamente il posto. Non devono essere loro a pagare ma i politici e i manager che con le loro scelte hanno portato l’azienda verso il fallimento. La politica deve uscire dalla gestione di Terme: si trovino manager capaci, si prepari un piano industriale serio e si privatizzino. Solo un investitore privato può salvare Terme. Giacalone è d’accordo con me. “Per diminuire la pressione fiscale serve dismettere patrimonio pubblico, vale a dire le società partecipate e municipalizzate, che servono come parcheggio per politici senza lavoro. E’ proprio per questo che non vengono riorganizzate e privatizzate, perché non si saprebbe più dove mettere i politici rimasti senza poltrona. Vendendole, invece, si riuscirebbe ad abbassare la pressione fiscale e, quindi, a rilanciare l’economia” ha spiegato. L’Emilia Romagna ha quasi 500 partecipate, emblema di un sistema uguale da sempre ma che comincia a scricchiolare. E’ per questo che serve aria nuova in Regione, ci vuole il coraggio di scardinare questo sistema per dare nuovo slancio alla nostra Regione.

Francesca Gambarini

Candidata al Consiglio regionale per Forza Italia

Le Terme? La peggior partecipata della Regione. Parola della Corte dei conti

Terme di Salsomaggiore e Tabiano salgono ancora una volta agli orrori della cronaca. La Corte dei conti, infatti, ha rilevato come sia la peggiore partecipata della Regione Emilia Romagna. La Corte sottolinea come i 2,4 milioni di euro di perdita nel 2013 abbiano inguaiato il bilancio della Regione e come sia già al terzo esercizio negativo consecutivo. Ma il giudizio della corte è stranamente clemente. Infatti, Terme perde 4 milioni di euro, non 2,4 (se si conta la cassa integrazione) e perde non da 3 esercizi consecutivi, ma ormai quasi da 10. Secondo la relazione dei revisori dei conti di Salsomaggiore, Terme ha perso 15 milioni di euro di valore patrimoniale il 30% del valore della produzione (ovvero dei ricavi). Da 5 anni ha piazzato 81 dipendenti su 220 in cassa integrazione in deroga, saccheggiando il fondo regionale senza alcun progetto serio di rilancio. Finita la cassa, il 30 novembre prossimo, gli 81 cassaintegrati diventeranno, per l’azienda, di colpo, 81 esuberi da licenziare. Negli ultimi 7 anni ha bruciato milioni di euro in investimenti assurdi, con la complicità di Comune, Regione, Provincia e di manager incapaci. Insomma, di fronte a tutto questo e al fatto che gli autori sono noti e riconoscibili, nessuna autorità fa nulla, nonostante da anni Forza Italia denunci questo autentico scandalo. Ormai l’azienda è morta, ma sarebbe moralmente doveroso chiedere conto agli autori del misfatto. Ma siamo in Emilia e la Corte dei conti guarda i conti degli altri ma non quelli, in rosso, dei compagni.

Francesca Gambarini

Candidata al Consiglio regionale per Forza Italia

Gambarini su Terme: azioni di responsabilità verso chi ha sbagliato.

“In questi giorni si è consumato l’epilogo del “problema Terme” con la richiesta di licenziamento per 81 dipendenti, già in gran parte in cassa integrazione da anni. E’ un autentico disastro targato Pd a tutti i livelli territoriali (Comune, Provincia e Regione Emilia Romagna) che passa quasi inosservato, visto che Fritelli e il suo assessore Canepari si permettono interventi contraddittori nel giro di pochi mesi sulla pelle di 81 lavoratori”. Francesca Gambarini, consigliere dell’Unione Terre Verdiane per Forza Italia, così commenta situazione di Terme di Salsomaggiore e Tabiano spa. Per lei “l’epilogo del licenziamento collettivo era, purtroppo, scritto da tempo per via delle vergognose politiche aziendali che Forza Italia ha più volte denunciato nelle varie sedi istituzionali”. Poi spiega: “Siamo di fronte a un’azienda che perde in alcuni anni il 30% del valore della produzione e che sta in piedi solo grazie ai soldi di una banca (che ha foraggiato le più assurde e spericolate operazioni di finanza creativa); che butta in cassa integrazione (che sa tanto di anticamera di licenziamento) decine di dipendenti; che, nonostante tutti gli aiuti pubblici, perde 2 milioni all’anno (e se conteggiassimo il personale in casa integrazione sarebbero 4 all’anno); che devasta la capacità di ottenere ricavi per fare solo azioni di restyling finanziario sulla pelle dei lavoratori; che ha dilapidato un patrimonio enorme con operazioni discutibili, come il leasing del Valentini”. “Purtroppo, un’azienda gestita in questo modo ha poche se non nulle possibilità di sopravvivenza. La cosa ridicola e grottesca è che in questo panorama disastrato, ci tocca sentire il sindaco e il neo presidente che dichiarano la stretta sugli incarichi esterni  quando tutti sanno che l’ex responsabile degli acquisti e l’ex direttore sanitario sono usciti dalla porta dell’azienda da pensionati per rientrarvi il giorno dopo come collaboratori ben pagati. Incarichi per cui sempre si trovano soldi, anche quando magari si pagano solo metà spettanze ai dipendenti. Ed in tutto questo scenario coloro che hanno causato il disastro o l’hanno vertiginosamente velocizzato, come il famoso gruppo dei modenesi e altri, se ne stanno tranquilli, dato che nessuno chiederà loro conto. Esattamente come l’assessore alle Partecipate Canepari che ai tempi di Tedeschi faceva il difensore di questi super manager. Oggi scopriamo che su 220 dipendenti ci sono 81 esuberi. E questi ci vogliono far credere che quando il 36% della forza lavoro è un esubero, non si sta procedendo alla liquidazione dell’azienda, ma al suo rilancio. A Fidenza c’è la leggenda dell’asino che vola. A Salso da oggi c’è quella dell’asino che vota”.