Il modello di Regione del Pd ha fallito

In Emilia Romagna cresce la cassa integrazione e calano le imprese giovanili e quelle gestite da donne. I dati usciti in questi giorni sono impietosi: in un anno abbiamo perso 1681 imprese giovanili, mentre la cassa integrazione in settembre e’ cresciuta del 206,2%. Le piccole aziende chiudono, i consumi sono fermi e non c’è nessuno segnale di riprese. Vuol dire che le ricette del Pd non funzionano: il loro progetto di regione ha fallito. Lo dimostra l’aumento dell’Irpef regionale, un ulteriore mazzata che si va a sommare a Tari, Tasi e a tutti gli altri balzelli che dobbiamo pagare. Serve aria nuova: iniziamo a smantellare quel sistema che per anni ha visto di pari passo politica e cooperative.  Basta sprechi, si faccia un’analisi seria delle spese della Regione (ad esempio, stanziare 17 milioni per gli stranieri era davvero necessario?) e della sua miriade di società partecipate e si recuperino risorse per sostenere il lavoro. Dobbiamo aiutare le piccole medie imprese e i lavoratori autonomi tartassati dalle tasse. Si semplifichi la burocrazia, si faccia un programma serio di sgravi fiscali e di sostegno al lavoro, che vada di pari passo con progetti di formazione e aggiornamento che aiutino il reinserimento di chi, purtroppo, ha perso il lavoro. Le risorse ci sono, basta decidere quali sono le priorità su cui investire. In tutti questi anni la priorità della sinistra sono stati i cittadini o il partito? Va spiegato alla gente come è gestita l’Emilia Romagna dal Pd, ossia come fosse una loro proprietà. È così nei comuni, in Provincia e in Regione! Esempi? La riduzione dei finanziamenti al Festival Verdi, la Pontremolese non inserita nel decreto Sblocca Italia o il finanziamento per l’ospedale dei bambini a Reggio, penalizzando quello di Parma!

 

Candidata al Consiglio regionale per Forza Italia

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