Il futuro centrodestra #costruiamolo – Modena, 12 e 13 febbraio

La cooperazione nel bene e nel male fa parte della storia dell’Emilia Romagna, la terra in cui viviamo e che tutti noi amiamo. E proprio perché la amiamo vogliamo che cambi. Vogliamo cambiare un sistema che ha visto le cooperative – nate per nobili scopi – trasformarsi in grandi aziende multiservizi, attive in svariati campi e, purtroppo, legate a doppio filo alla politica di un certo colore. La vicinanza a chi da sempre governa la nostra Regione a tutti i livelli, unita alla mancanza di una legislazione chiara in materia, ha fatto sì che le cooperative instaurassero una sorta di monopolio. Si sono aggiudicate appalti in ogni settore, in particolare nell’edilizia, sbaragliando completamente la concorrenza.

Tutto questo è andato avanti per anni, senza che nessuno – tranne qualche isolata voce prontamente messa a tacere – avesse niente da ridere. Da qualche anno a questa parte, però, è arrivata la crisi. E con la crisi si è smesso di costruire. Come prima conseguenza diversi colossi della cooperazione hanno dovuto ridimensionarsi. A pagare anni di speculazione e consumo del suolo sono stati i lavoratori, rimasti senza un’occupazione da un momento all’altro. Già, le coop non danno nessuna tutela a chi lavora con loro.

E in questi ultimi anni, vuoi per la crisi, vuoi per la mala gestione, le coop di danni ne hanno fatti fin troppo. Da Trento a Palermo: dal vaso di Pandora che si è aperto con Mafia Capitale, dalla vergognosa speculazione fatta sull’immigrazione, alle indagini che hanno coinvolto le cooperative del modenese. Ci sono anche vicende di cui nessuno ha voluto parlare. Ad esempio, della cooperativa Di Vittorio di Fidenza – la città in cui vivo – nessuno parla.

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Si tratta di una cooperativa di edilizia sociale, nata 46 anni fa e diventata la più grande della Regione. Era nata con un fine nobile: quello di dare una casa a basso costo ai propri soci. L’idea era piaciuta ai fidentini e anche agli abitanti dei paesi vicini, tanto che vengono costruiti centinaia di appartamenti e centinaia di persone decidono di diventarne soci. La Di Vittorio, grazie anche alla vicinanza politica con le amministrazioni comunali di Fidenza che si sono susseguite negli anni, continua a espandersi. A Fidenza, ad esempio, costruisce dappertutto, regalandoci quartieri che, a distanza di anni, devono ancora essere terminati. Purtroppo l’attività non si limita all’edilizia, vengono portate avanti operazione speculative, che niente hanno a che fare con la cooperazione. Quali? Un agenzia viaggi, un poliambulatorio o un panificio. Il risultato è un disastro. Si crea un buco di bilancio di decine di milioni di euro e, alla fine del 2014, il Tribunale di Parma ne certifica il fallimento. Non un fallimento qualsiasi, ma un fallimento con frode. Centinaia di famiglie, che si erano fidate, hanno perso i risparmi di una vita. Non li riavranno mai. Milioni di euro finiti chissà dove. Ma di questa storia non interessa niente a nessuno. Nessuno ne parla e a nessuno interessa capire perché si è arrivati al fallimento e perché alcuni soci sono riusciti a ritirare i loro risparmi prima del fallimento, nonostante non si potesse. Noi vogliamo continuare a parlarne, perché vogliamo capire e sapere la verità.

Vi ho raccontato la storia della Di Vittorio perché dimostra quanti e quali siano i rischi della cooperazione quando le cooperative decidono di non fare più le cooperative. Vi dico un’ultima cosa che, probabilmente, immaginate già: questa storia si svolge tutta all’interno della sinistra fidentina con sindaci, assessori e funzionari comunali che sedevano indifferentemente nel cda della Di Vittorio, in giunta o negli uffici comunali. E ora nessuno sa nulla e tutti vogliono far finta che non sia successo niente. Vi sembra una cosa normale?

Una legge che regolamenti la cooperazione in maniera ferrea è quanto mai necessaria.


 

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Forza Italia deve assolutamente rinnovarsi. L’alternativa al centrosinistra siamo noi. Non possiamo rischiare di essere governati dai grillini. Parma‬ ne è l’esempio. Quindi, che fare? Si faccia da parte chi da ormai troppo tempo siede su una comoda poltrona e non si è mai dovuto preoccupare di ottenere il consenso dei cittadini. Torniamo a parlare dei problemi della gente e di come risolverli. Abbiamo tanti amministratori pieni di entusiasmo e idee. Diamo loro una chance.

 

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